Osservazioni sullo Studio di Settore TM06A
commercio al dettaglio di dischi e nastri


La scrivente federazione, ritiene opportuno ribadire alcuni elementi, affinché si tenga in considerazione, nel licenziare gli studi su tale comparto, delle peculiari condizioni operative della categoria.

La crisi dei negozi che commercializzano supporti musicali (cd, vhs, dvd, ecc) sia a titolo principale o despecializzati è, a nostro avviso, assolutamente irreversibile.

I motivi che hanno determinato la chiusura, dal 2001 al 2003, di circa 900 punti vendita al dettaglio e di oltre 30 grossisti, di cui alcuni con fatturati molto alti, è stata determinata da fattori contingenti e da fattori specifici.

Contingente è sicuramente la crisi che investe il commercio in generale. La contrazione dei consumi e la svalutazione del potere d’acquisto inducono i consumatori a tagliare le spese soprattutto sui beni voluttuari.

Una nostra indagine a campione sul numero di scontrini ed importo di spesa ha rilevato che il numero di scontrini giornalieri ha avuto una costante contrazione negli ultimi anni (2001 -8%; 2002 –9%; 2003 -7%; mentre il 2004 potrebbe attestarsi su -10%) e che il valore medio di ogni scontrino è risultato essere inferiore (5% nel 2001, 7% nel 2002, 6% nel 2003 mentre non disponiamo di dati certi per il 2004 anche se probabilmente sarà confermato il trend degli anni passati).

Il minore incasso rilevato è certamente dovuto alla diminuzione del prezzo di buona parte dei supporti di catalogo delle major.
Si è passati infatti da prezzi di catalogo che andavano da 19 euro al pubblico a 15 e 10 euro, oltre che offerte a 5 euro.
La nostra associazione di categoria ha sempre perseguito l’obiettivo di una diminuzione del costo del supporto perché troppo alto per il potere d’acquisto del consumatore medio.

Va detto che le case discografiche o major (in Italia sono attualmente 5 ma il loro numero è destinato a ridursi a 4), operano in un regime di monopolio di fatto assolutamente incontrollabile.

Infatti, immettendo nel mercato quantità massicce di prodotti nice price (“prezzo accattivamente”) hanno di fatto eliminato extra sconti normalmente riconosciuti, diminuendo sia gli incassi giornalieri che il margine di guadagno del negoziante.

Non essendo stato possibile contrattare, come avviene nell’editoria, la possibilità di avere note credito sulla merce che era giacente nei magazzini ad alto prezzo, il negoziante è stato costretto ad attingere dalle proprie giacenze e vendere a nice price la merce comprata a suo tempo ad alto prezzo.
Questo ha prodotto una perdita secca di esercizio al momento della vendita, anche per il diminuito valore delle rimanenze.
Vogliamo di seguito riassumere alcuni storici fattori di disturbo in questo settore, i quali hanno prodotto una concorrenza sempre più aggressiva verso i negozi specializzati:

LA PIRATERIA MUSICALE “tradizionale” (molto accentuata al sud, nei grandi centri urbani e nel periodo estivo nelle spiagge) a prezzi ultra stracciati (novità a 5,00 €).

LA GRANDE DISTRIBUZIONE COMMERCIALE che strumentalizza le ultime novità musicali e cinematografiche, per farne degli articoli civetta, vendendo tali supporti sottocosto.

LA DISTRIBUZIONE NELLE EDICOLE che offrono massicce quantità di film e cd di classica, jazz e musica leggera identici a quelli presenti anche nei negozi specializzati, a prezzi molto più bassi, in quanto oltre agli accordi favorevoli con le case discografiche per i diritti, vendono i supporti con IVA al 4% invece che al 20% come accade per i negozianti.

LA MASTERIZZAZIONE Questa nuova opportunità tecnologica ha determinato una forte riduzione della redditività per le aziende del settore, compromettendone seriamente la sopravvivenza.
Con il masterizzatore, associato ad un PC, oggi è possibile duplicare in maniera perfetta una quantità infinita di supporti.
La legge attualmente in vigore, che permetterebbe la duplicazione di una sola copia (copia privata) è di difficilissima attuazione vuoi per il controllo molto difficile, vuoi per il culto della trasgressione che ha ormai catturato i nostri giovani e non solo.
Siamo di fronte a veri e propri business, che invece di passare dai normali canali di vendita, sono veicolati impropriamente dai circoli culturali, circoli aziendali, scuole, università, uffici, ecc…
Se si considera che nel nostro paese, il volume di affari della masterizzazione, viene stimato più del doppio del fatturato delle major, si può capire come questo possa aver determinato un gravissimo danno nel nostro comparto.

IL DOWNLOAD DALLA RETE Attualmente a livello mondiale siamo di fronte ad un cambiamento epocale e comunque sarà molto difficile pensare a bloccare i navigatori di internet e a tener conto che la musica è un’opera dell’ingegno che va pagata. Troppo bello averla gratis. Ma a questo devono pensare i legislatori.

Quello che Fismed-Confesercenti, vuole mettere in evidenza è che a fronte di un supporto venduto regolarmente, ve ne sono tre irregolari e, dunque, quando il prodotto può essere gratis o quasi, difficilmente lo si vuole pagare.

In conclusione, auspichiamo che queste note possano fornire un contributo alla Commissione, consentendole di valutare attentamente il nostro comparto che, di fronte a difficoltà in continuo peggioramento, si trova comunque a gestire negozi i cui costi per il personale, la gestione, l’affitto e quant’altro, sono in costante e forte crescita. Tenere in conto lo stato di forte difficoltà in cui si trova il nostro settore, significa impedire l’ineluttabile declino di una categoria e della cultura musicale che essa esprime.