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Mercato in flessione
del dieci per cento: colpa Il mercato mondiale della musica è in crisi. Tutti i maggiori paesi divoratori di cd, cassette o degli ultimi scampoli di vinile, dagli Usa (6,7%) alla Germania (13%) fino al Sud America (20%), hanno registrato nel primo semestre di quest'anno un inatteso crollo, che non tiene ancora conto della crisi nei consumi iniziata dopo gli attentati dell'11 settembre. In Italia poi siamo di fronte ad un vero e proprio tracollo: la società di revisione Price WaterhouseCooper ha infatti diffuso i risultati relativi al primo semestre 2001 che in cifre si traducono in un calo sensibile, vicino al 10% di tutto il mercato discografico. Complici Napster e i cd pirata, venduti in ogni angolo di strada a prezzi stracciati (10mila lire contro le 40mila dei negozi) il mercato nei primi sei mesi dell'anno è calato del 9,44% per "unità" vendute. E, quindi, nel primo semestre del 2001 sono stati venduti 21 milioni e 916mila album (cd, cassette e "quel che resta" del vecchio vinile) mentre nello stesso periodo dello scorso anno ne sono stati venduti 24 milioni e 201mila. La quota del cd album - il classico cd, che rappresenta la fetta più importante del mercato - ha lasciato sul terreno il 3,21% di pezzi venduti; brusca discesa anche per i cd singoli che calano del 6,9% per unità. Le cause. La Federazione dell'industria musicale italiana punta l'indice sempre più decisamente sui pirati e sull'effetto Napster. La crisi, secondo i responsabili della Fimi che rappresenta oltre 100 aziende tra le quali le maggiori del settore e più di novanta etichette indipendenti, "è dovuta dall'assenza di grandi uscite internazionali che sono invece previste in autunno, e l'ulteriore crescita del fenomeno della masterizzazione di cd". Un allarme confermato dalle stime presentate nei giorni scorsi dalla società di consulenza Understanding & Solution: solo nel 2000 in Italia sono stati immessi sul mercato 125 milioni di cd vergini contro 35 milioni di cd registrati. Ma è stato il fenomeno Napster e simili ad aggravare la situazione: solo nei primi mesi dell'anno è stato registrato un vero e proprio assalto al server con oltre un milione di navigatori italiani sistematicamente collegati al sistema di distribuzione di musica online. Ma in questo panorama già a tinte fosche, colpisce soprattutto lo stato comatoso della musica classica, in ripida e preoccupante discesa dal milione e 192mila pezzi venduti nei primi sei mesi del 2000 alle 855mila copie del 2001. Ora l'industria discografica italiana -
che nel 2000 ha fatturato 712 miliardi e nei primi sei mesi del 2001 poco
meno di 321 - dovrà fare i conti anche con la crisi e i contraccolpi che
arriveranno dagli ultimi aumenti imposti agli esercenti: i negozianti
lamentano un incremento del prezzo dei cd tra le 500 e le mille lire per
le "major" del mercato, che si tradurrà nell'abbattimento della
barriera delle 40mila lire. |