Movimenti tellurici
nel Parlamento Europeo in tema di diritto d'autore e diritti connessi
Tre
temi legati al futuro del diritto d'autore e ai diritti connessi nel
cambiato scenario tecnologico stanno animando il dibattito tra governi
nazionali e istituzioni comunitarie, membri del Parlamento Europeo e
gruppi di interesse: la gestione collettiva dei diritti di autore,
l'equo compenso sui supporti di memorizzazione e la durata dei diritti
dei produttori fonografici.
In tema di gestione collettiva dei diritti, vi sono gruppi di
parlamentari europei che propongono l'adozione di una direttiva europea
di armonizzazione delle normative nazionali in tema di enti di gestione
collettiva. Essi vorrebbero dunque l'abbandono dell'attuale politica di
raccomandazioni non vincolanti. Per Maria Berger, austriaca,
parlamentare europeo e coordinatrice dei social- democratici nell'unità
affari legali del Parlamento Europeo, la musica non può essere
considerata una merce, e visto che i gestori di diritti collettivi
nazionali sono generalmente enti senza fini di lucro che fanno sforzi di
promozione della diversità culturale e di protezione dei piccoli
artisti, rischierebbero di venire danneggiati da una concorrenza
incontrollata.
E ad avviso della parlamentare "le regole obbligatorie riescono davvero
a cambiare le cose... altrimenti regnerà il mercato". Il dibattito su
questi temi si fa più serrato a causa delle pressioni delle majors per
un sistema maggiormente competitivo, in grado di permettere agli autori
di non rimanere bloccati da regimi normativi o enti nazionali, ma di
poter avvalersi di gestori di diritti con modelli di promozione
maggiormente adatti agli obiettivi degli autori e in grado di formulare
licenze paneuropee e transnazionali.
Quanto al diritti di equo compenso sui supporti di memorizzazione,
percepiti comunemente come una "tassa", ma in realtà un vero e proprio
strumento di remunerazione di titolari di diritti esclusivi del valore
di circa 1,6 miliardi di euro annui, il dibattito si incentra
sull'opportunità o meno dell'abolizione del compenso stesso. Esso grava
infatti su ogni supporto di memorizzazione (cd, musicassette, hard disk,
lettori mp3, etc.) e riproduzione (apparecchi riproduttori, ecc.) di
dati digitali e va dunque da un lato ad incidere sui costi di produzione
dei prodotti di memorizzazione e riproduzione, dall'altro ad ottenere
risorse con cui attuare politiche di remunerazione di titolari di
diritti esclusivi.
La possibilità di ricorrere all'uso di misure tecniche di protezione, ad
avviso di chi vorrebbe l'abolizione, renderebbe inutile il mantenimento
in vita di questo sistema. Considerazioni circa la giovane vita delle
misure di protezione, la loro varietà e l'assenza di standard univoci,
motiva chi spinge per il mantenimento in vita del sistema del sistema di
equo compenso. A ciò si aggiungono i gruppi di tutela dei consumatori,
critici verso le misure tecniche di protezione attualmente disponibili
in quanto limitativi dei diritti dei consumatori di fare ciò che
desiderano con i prodotti che acquistano.
La durata dei diritti di artisti e produttori discografici è il terzo
tema che sta animando le discussioni in Europa. Il sistema europeo
prevede una durata dei diritti di 50 anni dalla fissazione
dell'esecuzione artistica. Alcuni sistemi hanno proceduto ad estensioni,
dibattute, della durata dei diritti: negli Stati Uniti, ad esempio, la
durata è stata estesa a 95 e 120 anni, a seconda dei casi. Nel Regno
Unito si sta affermando l'idea che i benefici che deriverebbero da
un'eventuale estensione della durata non sono tali da giustificarla e
questo sposta l'attenzione di importanti gruppi di interesse verso le
istituzioni europee. Tuttavia, il tema sta diventando sempre più
attuale, attesa l'entrata in pubblico dominio di album di importanti
artisti, come Cliff Richards, ma anche l'importanza del rapporto tra
diritti esclusivi e pubblico dominio (Dirittodautore.it).
Valentin Vitkov
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